| Un digiuno planetario che tocca 36 stati, per chiedere la cancellazione del debito dei paesi del sud, e per sensibilizzare la comunità internazionale sulla scarsità dei beni alimentari e sull’aumento del costo della vita, che incide soprattutto sui paesi poveri. Il messaggio di Alex Zanotelli |
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Oggi 12 aprile,
è partito il digiuno internazionale per sollecitare l’attenzione dell’opinione
pubblica mondiale sul dramma delle 36 nazioni più impoverite, dove sta
crescendo la tensione sociale sia per l’aumento che per la scarsità
dei generi alimentari. Sono scoppiate rivolte popolari ad Haiti come in
Indonesia, in Egitto come in Camerun, in Marocco come in Burkina Faso,
in Tunisia come in Costa d’ avorio. La tensione sociale sale in
proporzione ai prezzi dei generi alimentari in molti paesi asiatici, dal
Pakistan alle Filippine. Secondo dati della Banca Mondiale, dal 2005 al
2007 il grano è aumentato del 70%, i cereali dell’80% e i prodotti
caseari del 90%. "L’ inflazione globale - ha detto il direttore
generale della Fao, Jacques Diouf – non dipende solo da elementi
contingenti, ma da fattori strutturali; se il cosiddetto Nord del mondo
non cambierà modello di sviluppo, la bolletta per i cereali nei paesi
poveri continuerà a crescere". Si tratta infatti di fattori
strutturali: la 'finanziarizzazione dell’economia', l’inflazione
galoppante, il pesante debito che grava sulle spalle dei poveri, l’ascesa
dei prezzi del petrolio e soprattutto, ora, la scelta dei biocarburanti.
Quest’ultima è particolarmente grave. Tanti paesi del Sud metteranno
a disposizione milioni di ettari di terreni buoni, togliendoli alla
produzione di cibo, che andrà sempre più scarseggiando: 14 milioni di
ettari in Brasile, 120 milioni in India, 370 milioni in Africa per i
biocarburanti. Le scorte alimentari- afferma la Fao - sono al livello
più basso da 25 anni a questa parte. E in compenso il prezzo di tali
generi continuerà a salire. Per cui i poveri avranno sempre meno cibo e
a prezzi sempre più alti. "Un nuovo tipo di fame urbana - ha detto
un esponente del Programma Alimentare Mondiale - per cui vediamo cibo
sugli scaffali e gente che non può comprare". Tutto questo perché
il mondo ricco non vuole assolutamente rimettere in discussione il
proprio sistema economico, il proprio stile di vita. Chi ne pagherà le
conseguenze saranno sempre i poveri. A questo bisogna aggiungere i
cambiamenti climatici che faranno aumentare alluvioni e siccità che
renderanno ancora più precaria la produzione di cibo. Per questo 'Jubilee
2000' ha lanciato un digiuno internazionale che si concluderà a
Birmingham con una catena umana il 18 maggio. Oggi ho iniziato anch’io
a digiunare. Spero che altri seguiranno in Italia per sollecitare l’opinione
pubblica italiana. E’ un vergogna che la campagna elettorale in
Italia, appena conclusa, non abbia per nulla affrontato tali temi.
"Le rivolte del pane" di questi giorni nel Sud del mondo sono
lì a ricordarci la profonda ingiustizia che potrebbe innescare 'la
collera dei poveri', l’altra bomba atomica del terzo millennio. |